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Dal 1869 al 1936: Cadelbosco di Sopra, Reggio Emilia

Cadelbosco di Sopra è un piccolo paese della Bassa Reggiana a circa 8 km a nord del capoluogo e a circa 30 Km a sud del Po.

Chiesa Madre di Caldebosco di Sopra

Il centro ruota intorno ai tre edifici principali del paese: la chiesa parrocchiale del 1700 dedicata a San Celestino, molto rimaneggiata; un antico edificio sempre del 1700, un tempo seminario diocesano dedicato a San Pellegrino d’Oglio e ora occupato da una Banca e il Municipio in puro stile mussoliniano. Tutt’intorno si stendono villette unifamiliari o a schiera, ciascuna con il suo fazzoletto di giardino molto curato e lievemente pretenzioso. E' un paese tranquillo, di gente agiata, dove la disoccupazione è praticamente inesistente per il progressivo sorgere negli ultimi trent’anni di piccole aziende di prodotti specializzati.

Qui le attività prevalenti nel passato erano sempre state la coltivazione del grano tenero, della vite ancellotta, con cui si fa il famoso Lambrusco e l’allevamento di bovini da latte, alimentati particolarmente con trifoglio ed erba medica; da questo latte si ricava l’altrettanto famoso formaggio Parmigiano-Reggiano.

Che cosa abbia spinto la mia famiglia, in una zona a vocazione prevalentemente agricola a dedicarsi all’attività edile non lo sappiamo, né dal nome è stato possibili ricavare qualche lume. Ricordo però di avere sempre anche da bambino sentito parlare solo di lavori edili eseguiti anche nella non lontana Svizzera.

Il documento più antico che testimonia l’attività della famiglia risale al gennaio 1869: era stato rilasciato dall’Ing. Capo del Regio Genio Civile di Reggio Emilia a Demetrio Pattacini di Villa Cadelbosco di Sopra (RE), al quale si riconoscono “l’abilità nell’esecuzione di lavori di terra e murari e la serietà nell’adempimento degli impegni contratti”. Da ciò si deduce che l’attività dell’avo Demetrio allora quarantacinquenne doveva risalire a diversi anni prima.

Si apprezza la lungimiranza di Demetrio nell’aver pensato a farsi rilasciare una simile attestazione in un’epoca in cui ancora non esisteva l’Albo Nazionale dei Costruttori.

Il secondo documento che troviamo in ordine di tempo risale al 18 aprile 1913 e viene rilasciato dal Prefetto di Reggio Emilia al signor Pattacini Filippo fu Demetrio, riconoscendolo “idoneo a concorrere a pubblici appalti per lavori murari e di manutenzione idraulica”.

Abbiamo inoltre un certificato del 03 novembre 1932 rilasciato dall’Ing. Capo del Regio Genio Civile di Reggio Emilia alla Ditta Pattacini Filippo e Figli, alla quale si riconoscono “la lodevole esecuzione di lavori, sia pubblici che privati, il possesso di un’adeguata attrezzatura, notevoli capacità finanziarie, serietà e puntualità nell’esecuzione dei lavori”.

Da questi documenti si evince che l’attività di Demetrio viene continuata dal figlio Leandro Filippo e dai figli di costui Ferruccio, Archimede, Igide (detto Gino), Dario ed Ercole.

Di questo periodo risalente ricordo che si viveva in un’unica grande famiglia patriarcale formata dal nonno Filippo (rimasto vedovo prematuramente), da mio padre Archimede e da tutti i suoi fratelli con le rispettive famiglie, ad eccezione dello zio Ferruccio che viveva con la famiglia a Reggio Emilia in un elegante appartamento in centro e della zia Ubaldina sposata a Villa Roncocesi, una frazione di Reggio Emilia.

Vivevamo tutti nella vecchia casa, una solida e imponente costruzione nel centro del paese, delimitata da un’alta cancellata in ferro battuto e abbellita da una fontanella dallo zampillo perenne e freschissimo (la casa fu venduta alla fine della guerra  per difficoltà finanziarie e abbattuta per dare posto ad una banca).

Riconoscimento

Di questa vecchia casa ricordo soprattutto l’enorme cucina che ne costituiva il cuore e intorno alla quale ruotava la vita di ogni giorno. Ricordo la lunga tavola a capo della quale sedeva rispettato e temuto il nonno, con ai lati i figli in ordine decrescente di età; al lato opposto la figlia Mafalda con le varie cognate e i rispettivi figli. In tutto eravamo diciotto persone. Era una vera famiglia patriarcale che si reggeva sull’accettazione di una gerarchia non scritta, ma non per questo meno inflessibile. La stessa regola vigeva tra le donne: il potere di decisione, “il mestolo”, come si diceva, apparteneva alla nuora, moglie del figlio più anziano, in questo caso mia madre. Le altre dovevano accettarne l’autorità reprimendo gelosie ed invidie che naturalmente non mancavano.

 

   

 Scorcio della vecchia casa

Nonno Filippo

Attività della ditta fino al 1936 

Al 1936 l’Impresa può vantare un curriculum di tutto rispetto: costruzione di edifici scolastici, edifici per alloggi a funzionari statali, caserme, colombari, cimiteri, strade, ponti, villette, etc. Una peculiarità della ditta furono i serbatoi pensili in cemento armato di acquedotti (Codemondo, Montecchio, Guastalla, Verona).

Tra i lavori più impegnativi di questo periodo voglio ricordare il cavalcavia ferroviario, costruito a Viareggio nel 1932, il cui appalto fu vinto superando l’impresa concorrente toscana sostenuta dal regime. L’impresa risultò poi vincitrice dell’appalto concorso indetto dal Comune di Reggio Emilia per la progettazione del nuovo stadio civico. Dai disegni si evince l’importanza del progetto che non poté essere attuato per l’approssimarsi della guerra.

La ditta inoltre, antesignana del no-profit dei nostri giorni, accetterà di costruire a Riccione, dietro puro rimborso di spesa, la colonia marina per bambini “A. Maramotti” che verrà inaugurata il 4 agosto 1934 dal capo del governo Mussolini in persona.

Nell’ottica di impegnarsi in altre attività oltre a quella permanente delle costruzioni, nel 1935 la ditta si aggiudica l’appalto del servizio di nettezza urbana nella città di Imperia, servizio che verrà gestito in prima persona dal maggiore dei miei zii, Ferruccio, che sarà tra i primi in Italia ad impiegare le macchine tritarifiuti, oggetto di studio delle scolaresche di Imperia.

Abbiamo inoltre un documento del 17 gennaio 1935, rilasciato dall’Amministrazione delle Poste e dei Telegrafi in cui si encomia Ferruccio Pattacini, “accollatario dei Trasporti Postali Generali della Città”, per la sua oculata e puntuale gestione del servizio.

In questo periodo di grande floridezza l’impresa gode di posizione bancaria di notevole solidità e di un’immagine di grande serietà e professionalità.

Un errore viene però compiuto che si rivelerà fatale nel futuro: l’aver privilegiato sempre la liquidità finanziaria e il non aver impiegato parte di queste risorse nell’acquisto di immobili che avrebbero potuto offrire una buona base di partenza alla fine della guerra, quando al rientro dall’Egeo, dove avevamo lavorato per un decennio e dove eravamo stati costretti ad abbandonare tutto per il passaggio delle isole alla Grecia, ci ritrovammo a ripartire da zero avendo come unica ricchezza la nostra professionalità e il nostro nome.

Scuola Comunale (RE) (1932)

Palazzo INCIS (RE) (1934)

Una delle tante villette costruite alla periferia della città. (RE)

Ponte sul Rivale (MO)

Serbatoi: Montecchio, Guastalla e Reggio Emilia

Viareggio: Sovrappasso sulla ferrovia Pisa - Genova

Riccione: Colonia Marina 1934

Articolo pubblicato su "Sulco Fascista" in occasione dell'inaugurazione della Colonia Marina

Il cartello testimonia che la Ditta impiegava fin da allora manodopera regolarmente assicurata. (RE) (1934)

 
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